Fabrizio Durante

Fabrizio Durante è il  capo stalla della Fattoria Di Vaira, si può definire un vero allevatore biodinamico, per la cura e l’attenzione agli animali che mette nel suo lavoro e per il suo istinto, che lo porta a riconoscere subito di cosa hanno bisogno. Fabrizio ha 54 anni ed è nato a Montenero di Bisaccia, un paese a pochi chilometri da Petacciato (in provincia di Campobasso), dove sorge la Fattoria. Lavora alla Di Vaira da ben trent’anni, ma la conversione della stalla alla biodinamica è iniziata solo sette anni fa, partendo da una situazione di allevamento convenzionale nella quale gli animali venivano alimentati soprattutto con farine e con una selezione genetica molto spinta verso la resa produttiva. Il percorso di conversione è stato quindi lungo e difficile che serve il giorno seguente. A volte devo seguire i veterinari,-dice- sia quello che si occupa della nostra azienda che quelli della Asl che passano per gli innumerevoli controlli.  E cerco di fare tutto tenendo sempre d’occhio le vacche, perché osservarle e capire come stanno per me è la cosa fondamentale. Che attenzioni particolari richiedono gli animali? Le vacche, se trattate bene, rispondono con il bene, percepiscono l’attenzione di chi si prende cura di loro e volentieri collaborano. La stalla è stata il centro della trasformazione della Di Vaira in fattoria biodinamica. Come vedi il futuro? Il progetto per questa stalla è quello di lavorare come si faceva una volta. Ne è e in esso è stato fondamentale l’approccio delle persone che se ne occupano. La tua giornata di lavoro inizia davvero presto, vero? Sì, comincio alle tre del mattino. Prima di...

Vincenzo Battistin

Vincenzo Battistin alla Di Vaira fa un po’ di tutto, certamente è il cuore dell’officina della fattoria. Gli attrezzi agricoli per lui non hanno segreti e farli funzionare significa permettere a tutto l’organismo biodinamico di poter “girare” a dovere. Vincenzo, però, non si occupa solo di mantenere efficienti i macchinari, ma prepara anche gli attrezzi, procura, se necessari, i pezzi di ricambio e , cosa di primaria importanza, si occupa anche delle mansioni legate agli ortaggi, come coordinare i lavori della giornata secondo le esigenze del periodo e della stagionalità e  seguire da vicino le attività in campagna e lo stato dei campi, prima e dopo i trapianti e le raccolte., cercando di aver occhio su tutto, sul buon procedere di lavori e coltivazioni e su eventuali probelmi che possano presentarsi. È arrivato in Molise dal Veneto: “sono originario di un paese di montagna sopra Vittorio Veneto, e ho studiato da ragioniere. La mia famiglia ha sempre avuto un po’ di terra, di cui, durante la giovinezza, ero obbligato a occuparmi, cosa che detestavo! Per questo, dai 16 ai 20 anni ho cercato in ogni modo di sfuggire ai doveri imposti, facendo le professioni più disparate. Una volta acquistati la casa e del terreno, però, mi sono spontaneamente riavvicinato alle mie origini, al punto di farne il mio lavoro. Mi sono reso conto che ho sviluppato una profonda sensibilità nei confronti della madre terra, come se facesse davvero parte della mia natura, e in effetti è lì che sono le mie radici”. In questo l’agricoltura biodinamica è stata una scoperta: “non conoscevo questo metodo, ma mi ha insegnato un...

Marco Cappella

  Marco Cappella, 36 anni, con’ un’ esperienza ormai quindicennale, sa bene cosa significa lavorare ogni giorno fra gli ulivi della Di Vaira. “Per preservare la salute dell’oliveto – sottolinea – sono fondamentali la potatura e tenere sotto controllo le malattie delle piante, grazie ai preparati biodinamici 500 e 501. Un’attenzione che negli ultimi tre anni ha garantito ottimi risultati, permettendoci notevoli e continui miglioramenti”. Originario della zona, Marco ha studiato all’Istituto tecnico industriale. Nonostante la formazione scolastica (e nonostante il padre sia stato dipendente Fiat), in famiglia ha sempre respirato una tradizione legata all’agricoltura, ambito dove la madre è impiegata. Si è avvicinato al metodo biodinamico da qualche anno e, come i compagni, sta imparando molto su queste tecniche innovative grazie all’esperienza diretta e ai corsi di aggiornamento. La convinzione è che l’uso costante delle pratiche biodinamiche mostrerà risultati sempre più interessanti nel corso del tempo. Si comincia di buon’ora: “Inizio la mattina molto presto, alle sette”, spiega Marco. “Per prima cosa, ci si ritrova al cerchio, per la riunione di inizio giornata di tutti i lavoratori; poi , in stagione di molitura, vado al frantoio e parto subito con la molitura delle olive raccolte il giorno precedente. Prima si scaricano le olive dai bin nel defogliatore, per poi farle passare nella vasca del lavaggio, quindi ci sono la frangitura e la separazione dell’olio dall’acqua e dalla sansa, con il decanter. Successivamente l’olio che esce dal decanter passa nel separatore per l’ultima filtrazione. Una volta pronto, viene messo nei fusti che andranno all’imbottigliatore”. E si finisce verso le 17. Alcune mansioni si ripetono, altre sono concentrate in determinati...

Sileno Di Bernardo

  Sileno Di Bernardo, il casaro della fattoria,l’anima del piccolo caseificio dove nascono caciotte, ricotte,scamorze, caciocavallo e il nuovo formaggio spalmabile. Sileno proviene da una famiglia di pastori abruzzesi; egli stesso, fino a trent’anni, ha praticato la pastorizia e la transumanza: sa bene quindi che per fare un formaggio buono serve prima di tutto un ottimo latte, prodotto da animali cresciuti in salute e in un contesto di benessere,lo standard di un’azienda agricola che si basa sui principi dell’agricoltura biodinamica, che ritiene fondamentale l’equilibrio fra le principali componenti dell’azienda agricola, ossia il terreno, la pianta, l’animale e l’uomo. “Fare il casaro – racconta – è un lavoro che richiede una grande passione, perché fisicamente è molto impegnativo, si lavora sempre con l’aria calda e umida del caseificio e si tengono le mani immerse nei mastelli con l’acqua caldissima per la lavorazione e la mozzatura dei formaggi. D’altra parte, uno degli aspetti che più amo di questo lavoro è che ogni giorno si presenta un’occasione per imparare e migliorarsi, una soddisfazione che ripaga delle fatiche”. “La mia giornata – spiega Sileno – inizia andando a prendere illatte per portarlo in caseificio e versarlo nella macchina polivalente che permette le diverse lavorazioni dei formaggi. A seconda di quelli richiesti quel giorno, il latte si riscalda o si termizza a 65°. Qui da noi la materia prima non subisce il processo di pastorizzazione, perché abbiamo scelto di produrre formaggi a latte crudo”. Le fasi di lavorazione prevedono l’innesto dei fermenti specifici per i vari formaggi, l’aggiunta del caglio per avviare la coagulazione, la rottura della cagliata – “naturalmente diversa per ogni formaggio”...

Romano Tommasi

Romano è nato a Carunchio nel 1961, è sposato ed ha due figli, uno dei quali grande appassionato di cavalli. Lavora in Di Vaira dal 1997

Ritratti: Antonietta Zurlo

E’ sposata ed ha due figlie di 24 e 21 anni. Lavora alla Di Vaira dal 2001 e prima di venire quì ha fatto tanti lavori diversi; anche in azienda ha fatto un po’ di tutto, come spesso capita in campagna